Il tartufo nero pregiato di Norcia
Norcia è la città prima in
classifica per la produzione del Tuber Melanosporum Vittadini o
Vitt., il tartufo nero più pregiato sul mercato,
protagonista di molte ricette di cucina internazionale e oggetto
di esportazione attiva dall'Italia. Si tratta di un fungo ipogeo
dalla forma per lo più rotondeggiante, ma a volte anche
irregolare e lobata. La sua pezzatura è variabile, da una
nocciola ad una grossa patata e solo eccezionalmente assume
dimensioni maggiori. Di colore nero-bruno, tendente al violaceo o
al rossiccio, presenta una superficie verrucosa, con verruche
piramidali ad apice depresso e con venature biancastre. Il suo
profumo, percepibile da lontano, è aromatico e fruttato,
particolare e gradevole ed il suo sapore è squisito, tanto
che viene chiamato anche tartufo nero "dolce".
Il corpo fruttifero del tartufo è particolarmente ricco di
proteine, sali minerali, sostanze azotate, acidi organici,
materie grasse, idrati di carbonio e cellulosa; quindi il suo
valore nutritivo è di gran lunga superiore a quello di
qualsiasi vegetale e anche degli altri funghi epigei, i quali,
vivendo in superficie, sono più acquosi e meno prelibati.
Non è pertanto casuale l'attribuzione della denominazione
di "carne vegetale". Il tartufo presenta anche proprietà
medicamentose tanto che in passato veniva usato, sotto forma di
sciroppo, per curare qualsiasi tipo di dolore, oppure come
antibiotico, sotto forma di pasta. Inoltre, sebbene non provata
scientificamente, si attribuisce al tartufo una proprietà
afrodisiaca dovuta all'aroma prelibato e al sapore delicato.
Questo prezioso tubero cresce in zone collinari e montane per lo
più esposte, in prossimità di roverelle, farnie,
lecci, roveri, carpini neri e noccioli. Predilige terreni
calcarei, ricchi di scheletro, ben drenati ed alcalini. In Italia
si trova prevalentemente nell'Appennino centro-settentrionale ed
il nursino è notoriamente il suo habitat ideale. Le
tartufaie, chiamate anche "pianelli" o "cave" o "cerchi delle
streghe", sono caratterizzate dall'assenza pressoché
totale di vegetazione erbacea. La sparizione del tappeto vegetale
è infatti dovuta all'emissione di un potente antibiotico
ed alla formazione di un eccesso di ormoni.
La legge regionale n° 6 del 28.02.'94 stabilisce che la
raccolta dei tartufi è libera nei boschi, nei terreni non
coltivati e lungo gli argini dei corsi d'acqua classificati
pubblici. Le tartufaie private devono invece essere delimitate da
apposite tabelle. Ai cavatori la legge prescrive l'obbligo di
ottenere un'autorizzazione rilasciata, previo il superamento di
un esame, dalle Comunità Montane. Il tartufo individuato
dal fiuto del cane (il tartufaio non ne può portare con
sé più di due) può essere estratto dal suolo
con l'ausilio di una "vanghella" o di uno "zappetto", evitando di
raccogliere quello immaturo o avariato. Al termine
dell'operazione, le buche devono essere sempre accuratamente
ricoperte.
Norcia, da sempre patria del tartufo nero, offre una gamma molto
vasta di piatti preparati con questo prezioso prodotto vegetale
che, nonostante la sua raffinatezza e la sua nomina di "re della
tavola" per la sua bontà ed il suo prezzo (che varia a
seconda dell'andamento stagionale, dei quantitativi raccolti e
della richiesta del mercato), è molto usato anche nelle
ricette più popolari: crostini, spaghetti al tartufo,
frittata e filetto ai tartufi, trota ed insalata tartufata,
agnello tartufato,.. e persino dessert al tartufo. C'è da
segnalare infatti che negli ultimi anni le industrie casearie ma
anche le pasticcerie nursine si stanno adoperando per creare
prodotti dal sapore unico, grazie all'aggiunta, nei formaggi e
nelle cioccolate, di particolari dosi di tartufo. Che dire poi
dell'Amaro al tartufo nero di Norcia? Nulla da invidiare agli
altri prodotti esistenti sul mercato.
Curiosità:
# La storia del tartufo risale a 3000 anni prima di Cristo,
quando i Re Babilonesi ricercavano questo frutto prelibato tra le
sabbie del deserto.
# Per secoli la natura e l’aspetto del tartufo sono stati
oggetto di dispute ed ipotesi da parte di scienziati e di
filosofi: il filosofo greco Teofrasto (III sec. a.C.) lo
considera il figlio delle piogge d’autunno e dei tuoni; lo
storico greco Plutarco, del II sec. d.C., collega la nascita del
tartufo alla fusione di tre elementi importanti come fulmini,
acqua e terra; Plinio il Vecchio lo definisce “miracolo
della natura”.
# Il tartufo di Norcia è citato anche nel romanzo di
Umberto Eco, ambientato nel lontano 1327, “Il nome della
rosa”.
# Generalmente il tartufo nasce quando l’acqua o semplici
insetti della terra trasportano le minuscole spore di questo
“fungo speciale” sulle radici di normali alberi.
Sulle radici cominciano a comparire i primi tubercoli
(rigonfiamenti) e questo indica che il tartufo vive già in
simbiosi con la pianta: si dice che è avvenuta la
micorizzazione.
# Nel 1700 il naturalista francese Georges Buffon piantò
alcuni tartufi neri vicino alle radici di una quercia ma il suo
esperimento si tradusse in un insuccesso.
# Oggi, però, c’è anche il tartufo fai da
te. È il tartufo che nasce in giardino o sul terrazzo di
casa. Il procedimento è molto semplice: le spore mature
dei tartufi, utili alla riproduzione, si inoculano nelle radici
di piantine di betulla, pioppo, quercia, .. e dopo una decina di
mesi si controllano al microscopio i risultati. Ma solo dopo tre
anni la pianta diventa tartufigena, ossia comincia a produrre
tartufi che potranno essere raccolti tra il 4°-5°
anno.
# Il tartufo soffre più per l’umidità che
per la siccità.
# I migliori terreni per i tartufi sono quelli argillosi e
calcarei, poco profondi, perché idonei a favorire lo
sviluppo delle radici superficiali in senso orizzontale e non in
quello verticale.
# Il Tartufo invernale nero si distingue dagli altri, oltre che
per l’aroma caratteristico, per la sua carne (o gleba)
nera, per le venature grigie. Tutti gli altri, invece, presentano
una carne bianca o nocciola gialletta. Basta quindi scalfire la
corteccia per vedere cosa ci offre l’interno.